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Una foto della Moravia: Il declino dell'abete rosso ha cominciato ormai anni fa © Dr. Jan Lubojacký, Forestry and Game Research Institute, Jílovište-Strnady/CZ

europa centrale

Senza precedenti

Un articolo di Gerd Ebner (tradotto da Eva Guzely) | 16.08.2019 - 11:35

La fine non è in vista

C’è chi dice che le calamità c’erano da sempre. Quando si parla di tempeste e danni causati dalla neve, è vero. La differenza nei confronti del passato è quella: Oggigiorno il cambiamento climatico cambia i boschi in modo tale che una fine delle calamità non è in vista.

Il Ministro ceco dell’Ambiente Richard Brabec, per esempio, ha detto al canale tv MDR: “Lottiamo su tutti i fronti ma al momento stiamo perdendo. Gli esperti prevedono la scomparsa di quasi tutti i boschi di abete rosso dalla Repubblica Ceca fra 10 fino a 15 anni.”

Per spiegare cosa vuol dire nel caso concreto: Nella Repubblica Ceca l’abete rosso cresce su una superficie di 1.376.000 di ettari. Con un volume medio di 261 m³ all’ettaro sarebbe un totale di 360 mln. di m³ di tondame di abete rosso. L’anno scorso sono stati raccolti 18 mln. di m³ di questa specie. Procedendo a questa velocità, il mercato sarebbe inondato di volumi ingenti di legno danneggiato simili a quello dell’anno scorso per due decenni.

2019 peggiore dell’anno scorso

Quanto alla Germania e all’Austria, ci si deve preparare a quantità di legno danneggiato più alte rispetto all’anno scorso. Destatis rileva 31,9 mln. di m³ di tondame danneggiato in Germania nel 2018, di cui circa 11,3 mln. di m³ sono il risultato di attacchi di scolitidi e 18,4 mln. di m³ quello di tempeste. A giugno il numero degli scolitidi catturati in Turingia ha superato di 40 volte quello del 2018. Ciò dà un’idea di quello che riserva il futuro.

Nelle zone colpite in Germania non c’è più un vero e proprio prezzo di mercato. Quando è offerta una certa quantità, il prezzo spesso non ha priorità. Le proprietà boschive interessate descrivono la vendita del legno come “mendicare l’acquisto di quantità aggiuntive”.

Etica di mercato contro numeri concreti

Idealmente i compratori offrono un prezzo “politico/etico”: Quanto è adeguato per aiutare il mio partner? “In fondo, però, la situazione è molto facile: Nessuno può permettersi di pagare 5 €/m³ più di quello che il mercato consente. Altrimenti sono nei guai anche i compratori”, spiega un compratore all’ingrosso. “Etica di mercato contro numeri concreti: Nessuno può permettersi di agire contro il mercato, anche perché i ricavi delle segherie tedesche sono ben al di sotto del livello dell’anno scorso.”
Ormai qualche mese fa gli alberi in piedi sono stati offerti perfino a solo 1 €/m³ nelle zone colpite.

Troppo poche capacità di esbosco

A livello regionale il volume di legno danneggiato supera nettamente le capacità di esbosco. Quindi si può assumere che una quantità notevole di legno danneggiato possa essere esboscata solo nel 2020. I tagli al personale e la riduzione dell’infrastruttura delle tecnologie forestali in tutti i tipi di proprietà boschive costano caro adesso e rappresentano problemi che non possono essere risolti immediatamente.

È impossibile determinare una fascia di altitudine dove l’abete rosso non ha nessuna possibilità di sopravvivere. In Austria gli scolitidi erano attivi in ampie zone fino a 600 metri di altitudine l’anno scorso. Quest’anno si riscontrano danni ormai a 700 metri di altitudine. “Il cambiamento relativo è tanto importante quanto il cambiamento assoluto in gradi celsius o millimetri di precipitazione. Il cambiamento relativo può essere meno marcato a 400 metri che a 800 metri di altitudine. Poi, però, l’equilibrio ecologico potrebbe essere perso ancora più rapidamente a 800 metri di altitudine”, ricorda un intervistato. In questo caso l’abete rosso forse starebbe meglio a 300 metri che a 600 metri.

Due, tre o persino dieci anni?

Nessuno sa dire oggi per quanto tempo ci saranno volumi talmente grandi di legno danneggiato in Europa centrale. “Almeno per i prossimi due o tre anni” era la previsione che si sentiva l’anno scorso. Quest’anno c’è chi crede che “la situazione possa rimanere così per dieci anni”. Gli anni più freddi con precipitazioni più intense farebbero da freno per il tondame danneggiato ma non lo impedirebbero. Ed è proprio questa la grande differenza: Nel passato si poteva fare previsioni su quando la situazione si normalizza di nuovo perfino dopo le tempeste feroci. Al momento, invece, non c’è nemmeno un filo di speranza.

Basandosi sull’esperienza di quasi tre decenni di attività giornalistica nel settore, l’autore si atteso che ci sarà un fabbisogno più forte di legno fresco in autunno. Tra le novità di quest’anno anche le grandi quantità di legno che sono usate nella produzione dell’x-lam. E per i produttori dell’x-lam spesso basta il mix delle qualità che ricevono con il legno danneggiato. Le qualità inferiori “spariscono” negli strati intermedi degli elementi. Il legno di altissima qualità, invece, è usato per la superficie e ce n’è ancora abbastanza.

Ancora la qualità è giusta

Al momento, quindi, la qualità del tondame non è ancora un tema centrale perché l’approvvigionamento di base con qualità abbastanza buone c’è. La creazione di posti di stoccaggio sott’acqua, anche insieme ad altre aziende, è un’altra possibilità per assicurare le qualità. Il dilemma etico dell’attuale situazione sul mercato del legno è quello: Nessuno può dire alle proprietà boschive di lasciar stare gli alberi morti e abbattere quelli sani.

Per certi mercati di sbocco mancano ormai le qualità richieste, mentre c’è di troppo per altri. Per quanto riguarda i segati, il mercato non ci ha reagito in modo notevole. L’unica eccezione sono gli scarti.

Il pino ha anche dei problemi

È nuovo quest’anno anche il fatto che non sia colpito solo l’abete rosso ma anche le specie arboree più resistenti alla siccità. Nel caso del pino, per esempio, si manifestano prima i danni causati dalla siccità e poi le specie di scolitidi che lo infestano. Il faggio, specie sovvenzionata nel cambio della composizione dei boschi tedeschi ormai da decenni, ha anche dei problemi. In Germania sono interessate soprattutto la Turingia e l’Assia. Mentre il legno danneggiato di abete rosso trova uso nelle segherie, ci sono assortimenti di faggio che nessuno vuole, per esempio il tondame di faggio di grande spessore che non è richiesto né per la trasformazione né per l’uso termico. Cosa si fa con questo assortimento?

Bisogna quindi pensare ai possibili usi per le qualità inferiori. Oltre ad abete rosso, pino e faggio, sono interessate anche tutte le altre specie arboree.

La sfida di generare profitti

Il legno danneggiato colpisce le proprietà boschive di tutte le dimensioni. Ormai l’anno scorso l’amministrazione forestale di almeno uno stato tedesco ha chiuso l’esercizio in rosso. In Turingia e Sassonia si sente che c’è la necessità di sovvenzioni dai budget degli stati. In Sassonia e Brandeburgo si va alle urne all’inizio di settembre. In questi due stati saranno probabilmente messi a disposizione dei mezzi finanziari.

Perfino il gigante BaySF con il suo prelievo annuo di 5,3 mln. di m³ ha progettato solo lo zero nero per l’anno in corso. Lo comunica Martin Neumeyer, presidente del consiglio di amministrazione. Rimane da vedere se è possibile in vista dello stop al prelievo di legno fresco ancora in vigore.

Inoltre, si starà a vedere come si svilupperà il prezzo del tondame in Baviera. A luglio 2019 ha perso ben 10 €/m³ oppure il 15% rispetto al prezzo ormai abbassato nel 2019.

Riforma forestale obsoleta?

In Baviera potrebbero essere i vertici della politica a dare aiuto. Il Ministro Presidente Dr. Markus Söder ha stabilito che “l’obiettivo principale delle BaySF non deve essere più quello di guadagnare soldi”. Ciò corrisponde quasi a una revoca della riforma forestale del 2006. Nei tempi più redditizi (2013/14) le BaySF avevano generato un profitto annuo di oltre 70 mln. di €.

Le caratteristiche del declino attuale

La dimensione dei danni ai boschi dell’Europa centrale è senza precedenti, non necessariamente in termini di quantità ma piuttosto per via delle circostanze che accompagnano i danni:

  • La fine non è in vista.
  • In certe regioni si potrebbe vedere l’eliminazione di una o più specie arboree.
  • Tutte le specie arboree sono interessate.
  • La dimensione dei danni supera le capacità di esbosco.
  • C’è l’incertezza sulle specie arboree che possono/devono far parte dei boschi nel futuro.
  • Al momento il fabbisogno di legno fresco è soddisfatto.